Borghi d'Italia

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Campagne Lucane

Basilicata, Italia

Campagne a volte dure, altre volte feconde ma sempre intense di sole e colori del meridione; terre testimoni di antiche bellezze e antiche culture che dalla campagna con i suoi lavori, i suoi ritmi, le sue fatiche, hanno tratto la vita e i pensieri giorno per giorno. Campagne che per il loro carattere forte sono diventate fonte di ispirazione di poeti e scrittori (si pensi al poeta latino Orazio che nasce a Venosa nel 65 a C., ma si pensi anche a autori a noi ben più vicini come Rocco Scotellaro e Carlo Levi) che descrivono paesaggi fatti di immagini e tempi sospesi, luoghi raccontati in pagine fondamentali della letteratura di un’ Italia che spesso si “fermava” prima di arrivare in queste parti del Sud, così come il Cristo fermatosi a Eboli di Carlo Levi. Proprio a lui è dedicato un parco letterario dove mirabilmente si coglie il suo genio e l’atmosfera dei tempi difficili in cui scriveva la sua opera più famosa.

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M’accompagna lo zirlio dei grilli
e il suono del campano al collo
d’una inquieta capretta.
Il vento mi fascia di sottilissimi nastri d’argento
e là, nell’ombra delle nubi sperduto
giace in frantumi un paesetto lucano.
Rocco Scotellaro, 1940
Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia. Cristo non è arrivato, come non erano arrivati i romani, che presidiavano le grandi strade e non entravano fra i monti e nelle foreste, né i greci, che fiorivano sul mare di Metaponto e di Sibari: nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato quaggiù il suo senso del tempo che si muove, né la sua teocrazia statale, né la sua perenne attività che cresce su se stessa.
Carlo Levi, 1945
[…] Le corse meravigliose dall’alto della nostra terra, saltando le sterpaie, giù verso il torrente. E l’azzurro del cielo, le montagne, l’aria, la luce, il vento profumato di erbe. Imparai a vedere gli uomini piccoli piccoli.
Maria Padula, 1967