Borghi d'Italia

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Magna Grecia, Murge, Gravine

Puglia, Italia

Un tratto di Puglia dove le genti e i miti giunti dalla Grecia hanno dato forma a importanti città e a una prospera civiltà che, con lo scorrere dei millenni, sembra non tanto perdersi ma quasi sublimarsi in pietre e reperti sparsi ovunque, creando un tesoro di memoria e cultura difficilmente eguagliabile per qualità e quantità. Una sublimazione che si esprime anche nei tratti della gente, in modi di vedere la vita, tradizioni arcaiche, paesaggi particolari, sentimenti che corrono tra le campagne e il mare, nei porti, nelle vie dei paesi, nelle strade di Taranto, la capitale. Ci sono le terre delle Murge, che qui hanno tratti diversi dalla “Murgia dei trulli”, c’è un porto come quello di Gallipoli con i suoi pescherecci che sembrano poter raccontare le storie di tutti i mari del mondo, ci sono le affascinanti cicatrici geologiche delle gravine, che offrono visite e sensazioni davvero fuori dal comune. E poi ci sono i tesori della Magna Grecia, tesori in senso letterale. Il museo di Taranto ne contiene così tanti e così belli che sembra di poter finalmente cogliere e quasi toccare l’essenza di una cultura raffinatissima e complessa, la cui bellezza si esprime qui in modo pieno.

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Già sin da Foggia si nota che non solo siamo nel mezzogiorno, ma anche nell’oriente. Grandi steppe, aride e basse catene di monti, unico albero l’olivo, case di forma cubica, bianche e rosa, colori puramente chiari sotto l’azzurra trasparenza del cielo. Ma la Magna Grecia propriamente detta incomincia soltanto col Capo di Lecce e con la Terra d’Otranto. I discendenti di Enea si sono più a lungo conservati schietti in questa regione, i cui remoti pendii divennero poi nel medio evo sede di numerosi conventi basiliani, un ordine che qui andò a mano a mano trasformando la sua vita contemplativa orientale nella vita attiva di agricoltura razionale, e cercò il raccoglimento dello spirito soltanto nelle grotte, le così dette Laure, scavate ne’ massi di tufo.
Paul Schubring, 1901
Le città della Puglia, di un paese che originariamente fu in parte sede di colonie elleniche, pretendono tutte, con un sentimento di orgoglio scusabile, derivare loro da un’epoca mitica.
Ferdinando Gregorovius, 1874
[…] e sono degli spazi di sterminata estensione, il cui monotono livello appena ondulato da lievi rugosità non maggiori dei poggi delle Murgie nella pianura delle nostre Puglie, e qui e qua interrotto da qualche isolato cono vulcanico, o sollevato dal suolo a guisa del picco di Teneriffa, ovvero sprofondato sotto di esso a guisa di enorme pozzo del quale non v’ha sulla Terra l’esempio.
Ernesto Capocci di Belmonte, 1857
(Taranto) Tutto intorno e lontano spira quiete, immobilità, assenza di vita e di uomini. Noi andavamo insensibilmente scendendo verso il Golfo. A destra, a manca, magnifici boschi d’olivi, e qui e là campi di biade lussureggianti da far rimanere estatico qualsiasi agricoltore. Più ci avvicinavamo a Taranto, e più i campi si facevano ricchi e rigogliosi. Ora appariva la città stessa con le sue mura e le sue torri, quasi isola accampata tra il luccicare smagliante de’ due mari. […] Taranto, per la sua giacitura, quasi isola in mezzo a due grandi porti e a due mari, nelle cui onde cerulee le sue torri si specchiano, tutta circondata dalla profonda, dalla misteriosa quiete delle sue coste solitarie […]. Io non conosco davvero altro luogo nel Mediterraneo che possa paragonarsi col golfo di Taranto, col Sinus Tarentinus. Questo seno magnifico forma un immenso semicerchio, le cui linee e i termini ultimi l’occhio non riesce ad abbracciare.
Ferdinand Gregorovius, 1874