Paesaggi d'Italia

W03-IT019-0002-Cervino.jpg

Cervino

Valle d'Aosta, Italia

Tutti quelli che hanno scritto del Cervino, dell’incontro con questa guglia dall’eleganza affilata, sono spesso ricorsi a immagini mitiche, ammettendo in qualche modo l’impossibilità o la poca efficacia di descrizioni realistiche. Il Re Cervino, protagonista di leggende antiche come della moderna mitologia delle scalate alpinistiche, viene riconosciuto come “il più nobile scoglio d’Europa” e la sua geometria, la sua “maestà solitaria” da sempre ispirano immagini forti e insieme poetiche della montagna con la M maiuscola. Una montagna “che non scende a compromessi”, separata in modo netto e regale dal mondo orizzontale che sta in basso.

Leggi le citazioni

Il Cervino è una guglia solinga lunga e dritta.
Felice Ferrero, 1913
[…] il più nobile scoglio d’Europa.
John Ruskin, 1840-41
[…] Ad una svolta della strada la valle sembra aprirsi per lasciar apparire il Monte Cervino, che si innalza all’orizzonte. Il monte Cervino ! Montagna forse unica al mondo, piramide di roccia, che presenta ghiacciai quasi perpendicolari e immense superfici così unite e diritte che il più piccolo atomo di neve non potrebbe rimanerci attaccato….. Rinuncio a descrivere l’insieme di questo meraviglioso quadro che si presentava attorno a me, e del quale la pittura stessa sarebbe impotente a rendere tutta la bellezza; mi accontenterò di dire quello che ho visto, senza cercare di colorare il mio racconto, senza neanche cercare di esprimere quello che ho provato. Davanti a me avevo il monte Cervino, tutta la catena che preme alla sua base, e il colle del Teodulo, attraverso il quale si passa nell’alto Vallese. Alla mia sinistra si innalzava la “Dent Blanche”, il gruppo roccioso chiamato “Château-des-Dames”, il monte Tabel o Dent d’Erin, dal quale scende un immenso ghiacciaio che sembra pronto per sciogliersi sulle misere case perse ai suoi piedi, e, più in basso, un’appuntita collina coronata da una fortificazione semidistrutta. Alla mia destra si presentavano numerose vette tutte da ammirare per forme e colori. Quanto al monte Cervino, supera quanto di più straordinario l’immaginazione può concepire. I viaggiatori che sono arrivati fino agli chalets d’Avouil sono d’accordo nel riconoscere che questa immensa piramide, tutta grondante di ghiaccio, è la più impressionante meraviglia delle Alpi. Le foreste, le praterie, le nevi abbaglianti, i ghiacciai, in una parola, tutti i grandi spettacoli e tutte le seduzioni della natura sono riuniti per incantare gli sguardi.
Edouard Aubert, 1860 (traduzione Maurizio Distasi)
C’era una volta, in fondo ad una valle selvaggia e romita delle alpi una buona famiglia di montagna che viveva di aria, di sole e di burrasche. Il padre che era il Re si chiamava Cervino; la madre era la Dama d’Hérens. Egli signore di Zermatt e di Valtournenche; Ella signora di Valpellina e di Tiefenmatlen, e i loro feudi erano immensi, e coperti tutti di ghiaccio eterno, di neve e di sassi. […] Vivevano così da secoli nella pace della loro solitudine e, nella gloria incontrastata del loro dominio, e sulle intatte nevi della Dama e sulle rupi scabre del Re giungeva il sole ogni mattino a colorarle d’oro e passeggiava ogni notte la luna ad accarezzarle del suo argento. E, nell’ore lunghe della calma montana, nel silenzio dei vasti orizzonti, quei colossi si parlavano forse, si scambiavano i loro segreti e, in quegli altissimi dialoghi di giganti, dovevan dirsi cose inaudite.
Guido Rey, 1904
Il Cervino è più capriccioso nelle sue comparse. Lo si vede male dal piano e lo si vede poco tra i monti: appare quando meno lo si aspetta e scompare quando più lo si vorrebbe. Rimontate la val Tournenche: non avete proceduto molto distante oltre Chatillon, in una gola insaccata e scura tra i frassini e castagni, col torrente rombante tra le roccie, quando a un tratto vi vedete sorgere dinanzi il solitario signore della valle, dritto, appuntito, tutto scoperto, dal piede che si confonde nelle viapere, alla vetta che par scherzare coi fiocchi di nuvolette bianche. […] Inoltrate alcuni passi e il gigante è scomparso come se fosse sprofondato. Qua e là ricompare a uno svolto di strada a sorvegliare il vostro progresso colla sua maestà solitaria e poi sparisce per davvero: quando credete di essergli finalmente vicino, non c’è più. A Valtournenche, è come se il Cervino non esistesse. Bisogna spingersi più in là, più in su, per il faticoso vallone che va al Breuil, per ritrovare il signore; il signore abita nella camera più appartata di tutto il suo appartamento. E anche salendo fino alla cima estrema della valle, non lo ritrovate finchè non gli siete proprio sotto, dove la mulattiera, girato un piccolo sprone, sbocca finalmente sul piccolo pianoro del Breuil. E allora lo rivedete il gran solitario, ma stranamente trasformato: non è più la guglia snella e slanciata che vi è apparsa dapprima, ma un tozzo, mostruoso ammasso di spaventevoli rupi, circondato alla base da immense montagne di sfasciame, da blocchi colossali che son scesi balzando dall’alto, da rovine di ghiaccio misto al pietrume, e rigato da bianchi fili d’acqua spumosa, che paiono gemere da invisibili ferite in tanto sfacelo - il sangue lattiginoso delle montagne che si sgretolano.
Felice Ferrero, 1913
[…] iI blocco di roccia e di ghiaccio sembra quasi irreale, come un elegantissimo disegno a smeriglio sullo sfondo del cielo. […] il Cervino sovrasta ogni cosa, si rivela in una nudità assoluta, dai pendii di neve della base, su su per le creste che si stagliano contro il cielo, lungo gli strapiombi oscuri e gli immensi scivoli di ghiaccio che segnano la roccia come lame di luce. […] Partendo dal cocuzzolo della cima, i ghiacciai hanno lavorato come quattro scultori: ognuno si è preso un fianco e, attraverso i millenni lo ha intagliato, modellato, scolpito e levigato, portando via, fino nelle valli più basse, tutto il materiale di scarto. […] Ha quattro facce e quattro spigoli: è geometrico, come una piramide, solitario come un gigante. Il Cervino è una montagna che non scende a compromessi. O lo si guarda o lo si affronta. […] La grande piramide sembra davvero a portata di mano, così netta e precisa nell’aria trasparente, ma si avverte anche subito come, nella realtà, quella cima non sia soltanto mille metri più in alto (la vetta del Cervino tocca il cielo a 4478 m), ma molto, molto più lontana: non ha proprio niente da spartire con il mondo orizzontale di quaggiù.
Carlo Graffigna, 1976
Ho un’intera giornata da passare da solo, nell’intimità dell’alta montagna, […] Le ore trascorrono lente, piene di calma e di poesia, a poco a poco le forze della volontà sembrano addormentarsi, mentre la fantasia favorita dal silenzio di queste solitudini, incomincia a galoppare sbrigliata, lontano. Tratto tratto una musica confusa vibra misteriosa nell’aria: sono le campanelle degli armenti che pascolano nella valle; i suoni mi arrivano portati dal vento, ora più distinti, ora affievoliti, pare che con questa armonia vagabonda giunga fin qui il profumo dei lontani pascoli e delle foreste, come un soave ricordo dei luoghi lontani. […] Non c’è altro eppure non mi desta invidia la vista degli alberghi del Lago Nero. […] Dopo colazione mi distendo su una roccia che si alza fuori della neve a cavaliere del colle, e strapiomba sul ghiacciaio di Furggen, cosicchè ho il capo in Svizzera ed i piedi in Italia. La brezza alpina lambisce il viso mentre il sole lo cuoce; è un bagno di aria e di luce che alterna l’impressione del freddo e del caldo, e ricorda la forte voluttà del bagno turco.
Guido Rey, 1904