Paesaggi d'Italia

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Chianti

Toscana, Italia

La Toscana è un mosaico, perfettamente disegnato e coerente, di diverse piccole “regioni storiche”: tra queste, per i motivi che tutti sanno, la più famosa è forse il Chianti. Chianti, vale a dire le colline per eccellenza, il paesaggio morbido e mosso che dietro a ogni curva si apre su panorami divenuti evidentemente classici e patrimonio dell’umanità, un punto di riferimento per comunicare in termini assoluti l’idea di un territorio aggraziato e produttivo. Non c’è dubbio che qui economia e grazia abbiano da tanto tempo stretto un patto d’acciaio, un patto tanto duraturo d’aver creato uno stile di vita, un modo di essere, di produrre, di ospitare, di presentarsi in tutto il mondo forti anche del battesimo di un vino celebre come pochi. Sempre con ottimi risultati.

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Se si vuole penetrare nel cuore della Toscana signorile, tutta o quasi tutta terriera, giova forse di più recarsi tra i colli del Chianti, intorno alla strada tra Firenze e Siena, che nei palazzi cittadini.
Guido Piovene, 1957
Pure, ad osservarla bene, la dolcezza non è la più intima caratteristica della terra toscana, come invece del”Umbria. Anche nelle parti più amene, quali le valli del Mugello ed il Chianti, sotto l’involucro grazioso si scopre una precisione, una purezza di contorni, uno scarno rigore di disegno: mentre l’occhio si incanta sulla dolcezza delle prime apparenze, scivola dentro l’anima una lezione più severa. La bellezza Toscana è una bellezza di rigore, di perfezione, talvolta di ascetismo, sotto l’aspetto della grazia.
Guido Piovene, 1957
Così, per i declivi continuamente variati, ora dolcemente obliqui e ora, all’improvviso, precipiti: tra quadrati, rettangoli, trapezi, lunghe strisce di boschi, alcuni verde cupi e altri di questa stagione giallognoli, bruni o violetti; nei grandi spazi e nelle prospettive che i cipressi segnano visibilmente anche in lontananza: ammiriamo, un po’ dovunque il regolarissimo “rigato” delle vigne concave qua come vasti anfiteatri, là convesse come absidi prolungate e finalmente distese.
Mario Soldati, 1968