Paesaggi d'Italia

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Colli marchigiani

Marche, Italia

Le colline sono l’espressione forse più piena della pluralità delle Marche: manifestazione di una natura e di una storia dove il lavoro e il sapere della terra sono diventati civiltà piena e solida, capace di confrontarsi con le arti più raffinate dei suoi maestri, la letteratura più illuminata e profonda dei suoi poeti e scrittori, le forme e i pensieri eleganti delle sue tante piccole -grandi città. Colli che si susseguono con un proprio ordine, più netto al centro e al sud della regione, più “primitivo” verso il nord. Promontori più o meno alti, scenografici o discreti, coltivati o selvaggi, abitati o solitari: insiemi di alture da grande dipinto, da quadro rinascimentale, ma anche, non di rado, raffigurazione tratteggiata con certi languori impressionisti o con l’intensità astratta della grande fotografia paesaggistica contemporanea. E poi la gioia, tutta collinare, di vigne antiche e nuove, che danno vini bianchi e rossi a cui si riconosce oggi un primato certo in Italia

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Fra l’Adriatico e i monti della Sibilla nell’Appennino si stende una terra fertile ed ondulata, ricca di cereali, vino ed olio. Campi di grano, di granturco, di sulla, di lino, di legumi, coprono le valli ed i pendii delle colline. Aceri e pioppi, inghirlandati di viti, s’innalzano nei campi. Abbondano olivi e gelsi. Acacie fiancheggiano le strade, e gruppi qua e là di belle querce e di olmi fanno rimpiangere al viaggiatore gli splendidi boschi che un tempo ricoprivano il paese. Contadini, uomini e donne (queste in abiti molto pittoreschi), si occupano attivamente delle colture. Enormi buoi bianchi tirano l’aratro, e per le strade i carri. Graziosi villaggi stanno appollaiati in cima ad ogni collina. Gli Appennini incappucciati di neve chiudono l’orizzonte a ponente, e la distanza aggiunge incanto alla vista del mare che appare in rapidi scorci fra le colline, punteggiato dalle vele vivacemente dipinte dei pescherecci. Tutto parlerebbe di pace e tranquillità, se non fosse l’atteggiamento di difesa di cui fa mostra ogni minuscola città, circondata com’è di mura massicce.
Margaret Collier, 1873 - 1885
Rispondendo alla domanda se nelle sue fotografie ci fosse qualcosa di astratto Mario Giacomelli risponde: […] Potrebbe essere astratto ma è solo essenziale; in quelle immagini ho tolto tante cose figurative, ma quello che è rimasto è figurativo. Vedi per me il paesaggio è questa terra che non mi dà pace. La materia delle immagini del paesaggio l’ha creata l’uomo, il contadino con il suo lavoro
Mario Giacomelli, 1979
Il paesaggio marchigiano dalla linea così sobria ed elegante, mi sembrava pieno in quell’estate di una luce che avrei detto raffaellesca. Nulla di più garbato delle sue colline che sembravano situate una dietro l’altra come in una fantasiosa scenografia, messe tutte e a coltivo con radi ciuffi d’alberi o di siepi che separano tra loro campo da campo e danno a chi vi passeggia quasi l’idea di trovarsi nello sfondo di una Annunciazione del Quattrocento.
Carlo Linati, 1937
Ogni marchigiano colto usa mettere in guardia contro la tentazione di vedere le Marche come un tutto uniforme. Le Marche sono un plurale […] La regione addossata alle rive dell’Adriatico, metà montagna appenninica e metà collina, è divisa da ben tredici fiumi-torrenti paralleli […] con altrettante valli che sfociano al mare […] Le Marche sono la regione dell’incontro con l’Adriatico. Questo piccolo mare d’eccezione qui si spiega piintimo, pilibero e silenzioso, con i suoi colori strani che lo fanno diverso da tutti i mari della terra[…] E la collina marchigiana, volgendosi verso l’interno, è quasi un grande e naturale giardino all’italiana […] È dolce, serena, patetica, lucida, priva di punte. Passando tra i coltivi delle valli ubertose nelle belle giornate si vedono tutte le piante luccicare all’unisono come se le foglie fossero patinate di cera; e vi si trapela un fondo di terracotta chiara, che la sera si fa rossastro, e si rivela specialmente splendendo con l’ombra e la luce di luna. I colli sono tondeggianti, con pendici prative lunghe, lente, disseminate ad intervalli di lunghi alberi solitari; quasi preparate a ricevere le mandrie bianche e i pleniluni. È il prototipo del paesaggio idillico e pastorale […] Se si volesse stabilire qual è il paesaggio italiano pitipico, bisognerebbe indicare le Marche […] Qui abbiamo l’esempio piintegro di quel paesaggio medio, dolce, senza mollezza, equilibrato, moderato, quasi che l’uomo stesso ne avesse fornito il disegno.
Guido Piovene, 1957
Le Marche sono a metà del fianco orientale d’Italia, in fila come una tenera cintura di colli e di spiagge: si svolgono ripetute con dolce monotonia, appena accese dai colori delle colture incise da strade e da filari di piante lungo i dorsi, accentuate ogni tanto dalle mura compatte di paesi e di casolari. La loro misura è breve disposta un’aria mite, fruttuosa d’innesti, di silenziose contaminazioni piche di incontri e di proclami. Così si vedono dal mare alzarsi a gradi con le collane di poggi una dietro l’altra verso le montagne azzurre e la luna: come nel paesaggio dipinto da Paolo Uccello in Urbino, e ivi ancora conservato, nella predella sul miracolo dell’ostia profanata. Il paesaggio marchigiano è davvero tutt’insieme, dal fiume Foglia al fiume Tronto, composto come una predella, a scomparti valle per valle, campo per campo, monocrinale e dilagante, con i suoi rivi e con i suoi colori animati, tanto da andare a trovare spazio anche all’interno, nell’animo di colui che guarda ripercuotendo un attonito languore, un incanto che pugiungere sino allo sgomento.
Paolo Volponi, 1971