Paesaggi d'Italia

5146-Le-Dolomiti-ok.jpg

Dolomiti

Veneto, Italia

Il paesaggio dolomitico come paradigma della perfezione della veduta alpestre, le Dolomiti come montagne che grazie alla loro spettacolarità e particolarità si esprimono sempre e ovunque in termini di bellezza assoluta. Montagne che nulla nascondono e tutto esaltano: i colori, le forme, le armonie che si creano con quello che sta intorno, naturale o umano che sia. Una catena montuosa riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità che rappresenta uno dei paesaggi più famosi d’Italia e d’Europa, segnando nel profondo sia le espressioni ambientali che quelle culturali, di diverse regioni: il Trentino, l’Alto Adige, il Veneto e il Friuli. Le Dolomiti hanno avuto da sempre un enorme impatto sull’immaginazione di chiunque le abbia viste. L’imponenza di questi giganti di pietra ha ispirato alle popolazioni che le abitano un’epica che affonda le sue radici nella preistoria, al punto da divenire un riferimento imprescindibile per la loro stessa identità culturale. Dopo la loro scoperta scientifica, i viaggiatori romantici vi riconobbero l’incarnazione di quei paesaggi ideali che i pittori fino ad allora avevano solo immaginato. Nessuno può rimanere indifferente alla loro indescrivibile fascinazione, tanto che sono considerate universalmente “le più belle montagne della Terra”. I caratteri chiave di questo particolare paesaggio sono molteplici. In primo luogo la topografia estremamente articolata, in secondo luogo l’insolita varietà di forme che le caratterizzano in verticale (pale, guglie, campanili, pinnacoli, torri, denti) e in orizzontale (cenge, tetti, cornicioni, spalti, altopiani). Tuttavia le Dolomiti sono note soprattutto per l’eccezionale varietà di colori e lo straordinario contrasto fra le linee morbide delle praterie e l’improvviso sviluppo verticale di possenti cime completamente nude. Le primissime immagini di queste montagne non furono dipinti o ritratti, ma descrizioni, parole che raccontavano di visioni straordinarie e di emozioni potenti che invadevano la mente e che occupavano – con una forza quasi ineluttabile – le frasi di apertura delle prime relazioni scientifiche e dei primi resoconti di viaggio. Le parole con cui vennero espressi i caratteri delle Dolomiti corrispondono esattamente alle categorie del Sublime: verticalità, grandiosità, monumentalità, tormento delle forme, purezza essenziale, intensità di colorazioni, stupore, ascesi mistica, trascendenza.

Leggi le citazioni

Vi è qui […] per i viaggiatori la possibilità di vedere le montagne Dolomitiche. Diverse da ogni altra montagna, non è consentito osservarne di eguali in alcun altro posto delle Alpi. Esse attirano l’attenzione per la singolarità e il carattere pittoresco delle forme, dei picchi aguzzi e delle guglie, talvolta emergenti quali pinnacoli ed obelischi, oppure allineati in creste ininterrotte, dentate come la mascella di un alligatore; in altri casi esse cingono le valli con ripide pareti alte molte migliaia di piedi, spesso solcate da numerose fessure, tutte verticali. Questi monti sono perfettamente spogli, privi di vegetazione d’ogni tipo e, di solito, presentano una lieve tinta gialla o bianchiccia. […] Esse offrono un netto contrasto con tutte le altre montagne per il loro candore abbagliante, per la loro aridità totale […]. Talvolta hanno l’aspetto di torri e obelischi divisi tra loro da baratri profondi migliaia di piedi; altrove le guglie sono così numerose e sottili da evocare l’immagine di un fascio di baionette o di spade. Nell’insieme esse conferiscono un’aria di inedita e sublime grandezza alla scena e solo coloro che le hanno viste sono in grado di apprezzarle come conviene.
John Murray, 1837
Natura ha posto in esse più fantasia che logica. Mentre nelle Alpi classiche predominò un ordine di costruzione simile a quello della vita umana, le Dolomiti si ribellarono contro l’ordine, contro la legge, e li travolsero. Nelle montagne classiche c’è un ordine d’autorità, nelle Dolomiti c’è sobillazione: ogni cima tenta di rompere i legami con le vicine, e quando li tollera nasce un capriccio. Le rocce dolomitiche sono esseri ebbri, insofferenti, anarchici, tumultuosamente personali, ansiosamente anelanti ad un sogno svincolato dalla solidità del vero, pervase in sommo rado di inquietudine, di tormento, di ardore, di eccitazione, esseri la cui passione predomina sul raziocinio. La dolomia è una essenza lunare. Un paesaggio dolomitico è prima di ogni altra cosa una illusione d’incanto. È l’istintivo sfrenato impulso verso una utopia solidificata in pietra grigio giallo-rosa. L’architettura di massa è ardita e vertiginosa nei particolari, ma il dominio spetta al colore, al profilo, al movimento. Davanti alle Dolomiti anche la fantasia più equilibrata di poeta vibra leggera e libera.
Arturo Tanesini, 1997
Tra tutte le regioni alpine più altamente ammirate, e più largamente frequentate, sta in primissimo rango il regno fatato delle Dolomiti, questo «unicum» nelle Alpi, che la stessa Svizzera ha ragione di invidiarci: delle Dolomiti, con le loro bellezze bizzarre e pur profondamente incantatrici, con le loro crode, ripidissimamente levantisi e avvampanti in quasi tutti i colori con le loro vaste distese ondulate di pascoli, placidamente innalzantisi fino a gioghi che offrono sui monti e sulle valli panorami così vasti quali in altre regioni delle Alpi si possono contemplare soltanto da un’alta cima!
Paul Grohmann, 1886
E laggiù attraverso un varco tra le montagne, all’estremità del lago [di Santa Croce], una strana apparizione ci fa trasalire: sono cime pallide e fantastiche che si levano alte sull’orizzonte settentrionale. […] non le avevamo né cercate, né ci eravamo aspettate di vederle; e invece eccole là, insolite e inconfondibili! Ci si accorge subito che sono diverse da tutte le altre e, nello stesso tempo, esse si presentano esattamente come la nostra immaginazione le aveva anticipate.
Amelia B. Edwards, 1872
Un poco oltre Tai ha inizio una delle più belle strade d’Europa. Essa si addentra nella Valle d’Ampezzo fino ad un’altezza non inferiore ai 1,250 piedi sopra lo spumeggiante Boita. In questa valle ricca di foreste, elevata e ancor più superba della Val d’Anzasca, si aprono i panorami più diversi. In alto nel cielo si levano grandi torri perpendicolari; a mezza costa, villaggi sparsi si aggrappano alle verdi pendici e sopra ogni cosa si alternano rapidamente luci scintillanti ed ombre.
Qua un tetto bagnato dalla pioggia recente brilla al sole come argento, là un pendio erboso con una frangia di alti castagni splende di luce verde-oro mentre una foresta d’abeti laggiù, avvolta nell’ombra della tempesta, appare blu e porpora.
Amelia B. Edwards, 1872
Proseguiamo: con un’ampia curva la strada costeggia le pendici dell’Antelao il quale, modificando continuamente profilo e aspetto, appare sempre più maestoso. Solo qua e là, su questo versante, la neve persiste sulle cenge in piccole chiazze. E precipizi vertiginosi e costoni enormi coperti di frammenti di roccia; irti pinnacoli e catene di pallide cime. I colori vanno dal bianco al giallo sulfureo con striature violette, al vivo rosso ruggine che indica la presenza del ferro. Una guglia simile ad una scheggia aguzza, affilata come una lancia e incurvata come un dente di squalo, assomiglia ad una scimitarra appena intinta nel sangue.
Amelia B. Edwards, 1872
Essa cela nei suoi recessi una selvaggia catena dolomitica che si intravvede a tratti come ad esempio da Domegge e poi, più in basso, dove la bizzarra mole del monte Duraino, la cima più elevata, incombe su Perarolo.
Ad ovest il paesaggio è più variato. Le montagne di maggiore evidenza si allineano a nord ovest di Cadore e si possono meglio apprezzare nella luce serale, dai campi retrostanti alla casa di Tiziano. Allora le guglie del Monte Marmarolo si delineano meravigliosamente nel cielo, con un aspetto che è tipico delle Dolomiti, e certamente rimasero impresse nella mente di Tiziano fanciullo.
Direttamente ad ovest di Cadore sorge il Monte Antelao, così imponente dal passo di Ampezzo. Da qui esso appare in gran parte nascosto dalle alture antistanti. E c’è anche un bellissimo scorcio del Pelmo simile a una torre; pur con l’unico spigolo visibile di un suo torrione esso riesce a dare l’idea della sua imponenza. Più a sud appare la grande mole grigia del Monte Civita. […] una visione abbagliante. Questa montagna si trova ad una considerevole distanza, nella parte alta della vallata, e dal nostro punto d’osservazione sembrava quasi che vi fosse posta di traverso. Il Pelmo è “una massa” di roccia; la Croda [Malcora], al contrario, è un “insieme di rocce”, con enormi strati detritici alla base. Il contrasto è totale, sotto ogni punto di vista.
Il villaggio di S. Vito si scorge ai suoi piedi e, arrivati qui, si può godere finalmente una veduta completa ed eccezionale dell’Antelao. A differenza sia del Pelmo che della Croda, il suo lungo profilo si delinea nitidamente affilato e segnato dalla neve. Che posto S. Vito! Di fronte la Malcora, a destra l’Antelao, a sinistra il Pelmo!
Josiah Gilbert and G.C., 1864
Vicina ad Agordo sorge una collina boscosa, percorsa da numerosi sentieri e alla sua base vi è una distesa di prati, punteggiata da gruppi d’alberi: un vero parco naturale. Da ogni lato si levano le montagne e veramente non potrebbe esservi posto più incantevole per trascorrere una tranquilla domenica. A sud i prati degradano verso la stretta gola, in cui fiume e strada si aprono il loro percorso in direzione di Belluno; […] i pendii rivestiti di castagni e di querce, con bianche casette sparse qua e là, sono estremamente pittoreschi.
Josiah Gilbert and G.C., 1864