Paesaggi d'Italia

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Gallura

Sardegna, Italia

Bellezza di mare e di terra: la parte settentrionale della Sardegna si è conquistata fama e notorietà per essere uno scrigno di vedute costiere uniche al mondo (basti pensare alla Costa Smeralda), ma la Gallura non è solo questo. Anzi. Tanti viaggiatori rimangono impressionati dalle bizzarrie geologiche, dallo spettacolo fantastico dei suoi graniti, “di innumerevoli rocce in forma d’uomini, d’animali e di esseri chimerici ed assurdi, tanto da sembrare, a chi la percorre con l’immaginazione e col cuore vigili, il sepolcro d’una favolosa razza”. E poi ci sono i colori che cambiano fino a dipingere una Sardegna che sa quasi di Nord, di Svizzera e Scozia, come ha detto qualcuno. La campagna dimostra la sua fertilità, le varie tonalità di verde dei boschi, degli oliveti e dei vigneti danno forma a un paesaggio che forse non si immagina di trovare tra le tante vedute dell’’isola.

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La Gallura si può così riassumere: graniti, sugheri e stazzi. Di granito sono le sue viscere, le sue vertebre e la sua stessa polpa; di granito è anche il monte Limbara, che culmina a mezzogiorno con le sue catene nude, aggrovigliate e dal profilo indocile. L’acqua, il vento e il sole hanno deformato e corroso le rocce. Il maestrale con le sue mani d’aria e tutti gli altri venti, che possono invadere e spazzare impunemente ogni plaga gallurese perché sulle coste nessuna catena di monti li trattiene e ne spegne l’impeto, da milioni d’anni s’avventano con le loro baruffe su queste pietre. Fiumi d’acqua celeste le hanno stemperate e levigate, miriadi di torride estati le hanno arroventate e torturate, squamandole col fuoco della canicola. Sotto questo travaglio implacabile ed eterno il granito si è arreso. S’è contorto, logorato, lacerato, frastagliandosi coi profili più ardui, lievitandosi nelle forme più estrose, evocando le figure più bizzarre in una gara fantasiosa che emula con le sue creazioni le mobili coreografie delle nuvole in un cielo autunnale. Tutta la Gallura pullula così di mostri di sasso, di innumerevoli rocce in forma d’uomini, d’animali e di esseri chimerici ed assurdi, tanto da sembrare, a chi la percorre con l’immaginazione e col cuore vigili, il sepolcro d’una favolosa razza, pietrificata in un’era remotissima dall’incantesimo apocalittico di un dio crudele. Anche i sugheri sono dappertutto: fiammanti sotto la pioggia, rattrappiti sotto la calura, rosseggianti come per una ferita cruenta, dopo che i “suarari” hanno inciso il tronco e lo hanno spogliato della corteccia. Anche gli stazzi sono disseminati in tutta la regione ed animano la sua solitudine.
Marcello Serra, 1963
Sassari luogo d’incanto. [...] Collocata, tutta bianca, sul pendio di una collina, circondata da un’immensa cintura di foreste che fremono, ondeggianti, alle carezze dei venticelli, sembra protendersi verso il mare e contemplare l’immensità.
Gaston Vuillier, 1891
La Gallura è la Svizzera della Sardegna, e i graniti son così dislocati in cento modi, e giù per quella china di monti si son fermati mille e mille ciottolosi arrotondati in tante guise che tu crederesti vedere il campo abbandonato dai Giganti che vollero scalare il cielo. La natura coi graniti della Gallura ha saputo fare uno dei quadri più fantastici e bizzarri, dove il tragico e il grottesco si accordano stupendamente, e le forme pigmee e gigantesche dell’estetica minerale si trovan vicine e coi loro contrati ci danno sensazioni nuove e non aspettate.
Paolo Mantegazza, 1869
Oltre Sassari verso Tempio e monte Limbara) Quando voi avete attraversato … i monti e i boschi pittoreschi che separano Perfugas da Tempio, vi trovate dinanzi uno dei più bei panorama della Sardegna e dall’altipiano ricco di vigne e di seminati, in cui si adagia quella montana città, vi vedete dinanzi lo splendido monte di Limbara, uno dei più maestosi colossi di granito che abbia il nostro paese.
Paolo Mantegazza, 1869
(Verso Sassari) vi accorgete di essere vicini a Sassari quando la natura diviene ridente; quando i monti, rizzandosi più alti intorno a voi, frastagliano il cielo e la terra in modo da formare quadri svariati e pittoreschi. Ascendete un monte tutto pieno di magnifici olivi, coltivati colla stessa sollecitudine e tenerezza con cui si coltiva un orto cittadino [...]. I dintorni di Sassari sono belli assai; ed io li vidi bellissimi; perché su quelle molli colline inargentate dagli ulivi ho potuto ammirare i cupi boschetti di aranci carchi di frutti; e perché insieme all’oro delle arancie in quella stagione sorridevano i peschi fioriti e un profumo di calda primavera m’inebriava i sensi e mi faceva innamorare di quella terra e di quel cielo.
Paolo Mantegazza, 1869
(Da Sassari, da Usini Tissi-Usini a Ploaghe) Si continua a correre fra le due catene di colline, seguendo sempre la valle serpeggiante. Dapperttutto una gradevole e amena variazione di verdi, dal verde chiaro dei grani al verde cupo della meliga e dei ceci. Sparsi qua e là, sulla tenera erbetta, erano i panni del bucato, esposti al cocente sole di luglio, e sorvegliati da quattro o cinque lavandaie color di bronzo, intente a ripiegarli o a stenderli a terra. Pareva un immenso campo preparato per un pranzo di cacciatori, non mancavano che le posate, i bicchieri [...] e le pietanza. Il fiumicello che serpeggiava per quella valle, delizia delle lavandaie, rifletteva il cupo verde delle colline rivestite d’oliveti, e l’alto fusto di qualche pioppo solitario. Ecco a sinistra, ai piedi d’una collina (per metà vestita e per metà nuda, [...], un bel molino idraulico, primitivo.
Enrico Costa, 1902
Passiamo il ponte Coghinas: aereo, modernissimo. Il cielo, intanto, si è improvvisamente coperto di nuvole nere: la profonda valle, tra boschi verde cupi, si apre in lontananze romantiche, sfumate, nebbiose, dove il fiume serpeggia e luccica in lame di sole. Una vastità nordica, runica: e per i colori, e per la luce di questo momento, non si può non pensare alla Scozia.
Mario Soldati, 1975