Paesaggi d'Italia

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Gran Paradiso e Colli del Grande e del Piccolo San Bernardo

Valle d'Aosta, Italia

Non è un caso che queste terre, tra le più alte di tutte le Alpi, siano diventate anche il primo Parco Nazionale italiano. Il Parco Nazionale del Gran Paradiso, con i suoi versanti valdostani e piemontesi esiste dal 1922, nato per tutelare un ambiente e una fauna (inizialmente lo stambecco, il simbolo stesso di questi monti) dai caratteri particolari, che non solo ancora oggi vive ma è anzi tornata a prosperare tranquillamente qui, tra quelle che, giustamente, sono state definite “cime supreme”. Queste montagne hanno davvero qualcosa di supremo, per le loro vette che, come per il Gran Paradiso superano i 4000 metri, per i loro valichi storici, che come il San Bernardo si aprono tra le rocce su immensi panorami sfiorando i 2500 metri, per la loro indubbia maestosità e severità. Eppure tutta questa imponenza, questi rigori di forme e di clima, convivono da sempre con la grazia particolare dei villaggi, dei paesi d’alta quota, delle cittadine del fondovalle, delle coltivazioni tenaci e perfette. Quindi non è un caso neppure il fatto che oggi, tutta la Valle d’Aosta, e le terre del Gran Paradiso in particolare, rappresentino una delle mete di turismo montano, in tutte le sue forme, stagioni e sfumature, più famose ed apprezzate d’Europa, pur sempre mantenendo una discrezione e una distinzione, inequivocabilmente valdostane.

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Sopra di noi, maestose, si innalzavano le stupende montagne del Gran Paradiso, che limitano la valle di Cogne sul versante opposto, e le loro cime, ammantate superbamente di nevi e di ghiacciai, offrivano un magnifico spettacolo di paesaggio alpino. […]
William Brockedon, 1833
(Gran Paradiso) Il rifugio Vittorio Emanuele, posto sul versante occidentale del Gran Paradiso è a 2850 metri sul livello del mare, presso all’ampio ghiacciaio di Moncorvè, […] Il panorama che si gode in una bella sera d’estate dal rifugio […] compenserebbe da sé solo l’abbondante fatica di arrivarci. È uno splendido anfiteatro di monti a punte aguzze scure, rocciose, balzanti di mezzo ai ghiacciai che scendono ripidi giù per i fianchi dei monti, lividi, minacciosi nella penombra della notte; e quelle punte si profilano nell’aria limpida, segnando attorno una linea fantastica, capricciosa. Ma le impressioni della montagna si sentono e non si descrivono, ed è impossibile riprodurle a parole, come sarebbe impossibile riprodurre la impressione della musica. Le descrizioni di montagna si rassomigliano tutte per quanto le impressioni variino da panorama a panorama, e la più bella delle descrizioni riesce meno efficace della più meschina delle fotografie. Dunque il meglio è tenere per noi le impressioni.
Giovanni Saragat, 1898
(Piccolo San Bernardo) La cima del Piccolo San Bernardo è abbellita da un grazioso laghetto e da una colonna sopra la quale si direbbe che il Tempo sieda con le sue ali tarpate. La innalzarono gli antichissimi idoli di questi monti al Dio Pan, celtica voce dell’Altissimo: egli regnava sopra il cielo e la terra: e gli erano sacre le cime supreme.
Davide Bertolotti, 1828
(alta valle del Gran San Bernardo) Saint-Rhémy-en-bosses Case. A distanza, il villaggio sembra delicatamente appoggiato sui prati. Dopo aver attraversato a lungo campi e vigneti che già si tingono di porpora, si arriva nei pressi di alcune di queste case basse che formano il villaggio. Esso è molto pittoresco, con le sue soglie consunte, le sue strade tortuose e due o tre porte finemente decorate. Tutto era tranquillo e dovemmo giungere al ponte di pietra prima di incontrare qualcuno. Erano dei contadini che, dopo esser scesi per stretti sentieri di montagna, portavano il loro raccolto di grano e di fieno su delle slitte, seguiti da una capra. Poi noi risalimmo la strada con una persona affiancati.
Estella Canziani, 1917
Tutta questa natura è improntata da un carattere di cupa grandezza, fatta per impressionare enormemente gli spiriti, anche i più leggeri. Dopo due ore di una salita rapida e faticosa, dopo aver oltrepassato una muraglia di rocce che, viste dal basso, sembrerebbero inviolabili, intravedo l’edificio dell’Ospizio. Il piano del Gran San Bernardo si presenta come una conca triangolare dominata dal Mont Velan a est, dalla punta Dronaz a ovest e a mezzogiorno da un’alta muraglia di brulle vette. Il lago, alimentato dallo scioglimento delle nevi, lungi dall’apportare in questa scena l’ameno fascino che normalmente accompagna la presenza delle acque in un paesaggio, al contrario sembra oscurarla ancora di più.
Edouard Aubert, 1860 (traduzione Maurizio Distasi)