Paesaggi d'Italia

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Il Carso

Friuli-Venezia Giulia, Italia

Il Carso è tra le perle naturali italiane senza dubbio una delle più preziose. Una perla che quando è sottoterra svela un patrimonio famoso nel mondo per la sua complessa magia geologica, per il miracolo di cavità fatte apposta per stupire gli uomini con forme, colori, dimensioni incredibili. Quando è in superficie colpisce per le sue asperità di altopiano pietroso ma armonico, ben congegnato e gradevole, che si getta in mare come per legare insieme tutta la natura friulana, dai monti, alla piana, alle rive. Le vedute dal Carso molto riassumono del paesaggio Friulano in tutta la sua ricchezza e varietà; anche le intense memorie storiche hanno trovato il modo di dare pace e fierezza a questa terra poetica e discreta, concreta e insieme sognante.

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Prima di tutto è un piccolo continente. […] Il segreto del Carso è tutto qui, in queste rocce che, una volta sollevatesi sopra il mare preistorico, si sono distese in un altopiano spugnoso che le acque piovane corrodono, smussano, lisciano, sciolgono e tormentano come in una continua creazione.
Poi, il continente – Carso ha un altro scultore naturale: la bora, un vento aspro, impetuoso, inesorabile che spazza ogni rilievo, lo spoglia, lo raschia e, insieme con le acque, convoglia sul fondo delle depressioni tutti i residui del calcare. Son le “terre rosse” che coprono il fondo delle doline.
Viste dall’alto le doline hanno il loro unico termine di paragone nei crateri della Luna […] È anche facile andare alla scoperta di questo mondo. Un’invidiabile rete stradale, permette un’esplorazione davvero minuziosa e comodi sentieri, spesso attraversati dai balzi leggeri del capriolo, dalla corsa della lepre, dal volo multicolore del fagiano, conducono fino alla balconata dell’altopiano. Le cime non sono molto alte, ma non ce n’è bisogno, […] e tante altre vette bastano per spaziare su tutta la pianura del Friuli. A sud, come un vero continente, il Carso rivela un’altra delle sue facce: il mare. Un Adriatico che, sotto il precipitare a picco dell’altopiano, offre ancora pozze limpidissime e pulite. […] E c’è la montagna, quella vera degli alpinisti […]. E, infine, c’è il Carso che non si vede. L’altra faccia della medaglia, il mistero di dove finisca tutta l’acqua – in superficie non c’è un fiume – che precipita dalle fenditure, nei buchi, nei colatoi, nei crepacci. Il Carso è una grande spugna. Questa è una delle fette di mondo più ricca di grotte.
Quando in tutto il mondo si parla dei grigi giorni di novembre, qui esplode una nuova primavera di colori. Tra il bianco calcinato della pietraia e il verde cupo del rosmarino, irrompe una tavolozza vivacissima, ricca dei gialli delle ginestre e di tutta la gamma dal rosso pallido allo scarlatto degli sterminati cespugli dello scòtano e del sommàco, […] e non cercatelo altrove: è anche questo un dono pressoché unico del Carso.
Carlo Graffigna, 1976
[…] Carso che si apre all’interno, che tanto amavano, con ragione, i triestini; per i villaggi intatti che ci offrono esemplari di architettura minore, qualche volta più sapida dell’architettura illustre, per le sue petraie d’un bianco quasi fosforescente, su cui sfavillano d’autunno le bacche e la vite selvatica; il Carso delle passeggiate domenicali, di cui è rimasto all’Italia solo un lembo, ma che nella pace degli animi può essere ritrovato come necessario respiro di una grande città.
Guido Piovene, 1964
Il carso è un paese di calcari e di ginepri. Un grido terribile, impietrito. Macigni grigi di piova e di licheni, scontorti, fenduti, aguzzi. Ginepri aridi.
Scipio Slataper, 1912
[…] ci fermiamo in alto, in Carso, tra le vigne riquadrate dai bianchi muriccioli di pietra del Carso, in vista del mare specchiante un gran sole, in vista del golfo dove la pianura padana sembra giungere estenuata e chiudere in quell’aspra dolcezza la sua ampia, lunga, sinuosa forma femminile. […] dalla Venezia Giulia, terra di tutte le terre
Mario Soldati, 1970